Salute mentale e malattia…

Psicologia Scrivi un commento

Salute mentale e malattia...In questo post affronteremo la differenza tra salute mentale e malattia. L’idea comune vuole che dallo psicologo ci vadano i matti. Questa idea è talmente radicata che le persone spesso non si trovano a loro agio nel dire che stanno andando da uno psicologo, come se questo potesse avere ripercussioni sulla loro immagine sociale. Voglio dire, nessuno si sognerebbe di pensare a cosa sta pensando l’altro se gli dicessi che sto andando da un dentista. Invece molti pensano che l’altro potrebbe pensare ‘male’ di noi se sapesse che stiamo andando da uno psicologo.

Il pensiero automatico è l’associazione tra l’andare da uno psicologo e pensare che ci sia qualcosa che non va.

Credo che dovremmo iniziare a sfatare questo mito con alcune obiezioni:

  1. Come abbiamo detto, una persona che si rivolge ad uno psicologo non necessariamente è una persona con problemi mentali. Talvolta è semplicemente una persona che si trova in una fase della propria vita nella quale è necessario fare un punto. Talvolta si tratta di periodi complessi della propria storia personale (lutti, separazioni, grossi cambiamenti…) che non permettono di vivere serenamente e risultano ostacolo per il futuro. Talvolta, però, l’insorgenza del problema sembra non essere legata a nulla di diverso da ciò che facevamo di solito, e questo spaventa, disorienta, fa pensare che la causa del malessere possa essere grave, possa essere l’esordio di qualcosa di molto serio. A volte questa stessa paura atterrisce più del sintomo stesso e ci porta ad essere ostaggio di entrambi: del sintomo e della paura. Tra queste paure possiamo mettere anche quella che le persone ci considerino matti, etichettandoci e isolandoci.
  2. Questo ultimo punto può innescare un cortocircuito potenzialmente pericoloso: la paura dell’isolamento può portare a negare il fatto di percepire un problema, e spingerci a trascurarlo o ignorarlo. C’è il rischio così di un aggravamento che, mettendo ancora più timore, rende la soluzione apparentemente sempre più lontana e difficile. In questo senso un punto di vista esterno può spezzare il circolo vizioso permettendo di vedere da una prospettiva più obiettiva la situazione.
  3. Non penso che il confronto con l’altro sia mai una cosa sbagliata. Se l’altro è anche qualificato e viene da anni di studio, il confronto può produrre risultati molto buoni.
  4. La maggiore obiezione che mi viene in mente è, però, una delle premesse della mia impostazione personale e lavorativa.Credo, come disse Seneca, che l’uomo sia un animale sociale e che sia inserito in una serie di relazioni, significative e non, che lo forgiano e che lo plasmano. Data questa premessa non ha senso dire che una persona è matta semplicemente perché equivarrebbe a considerarla come una realtà a se stante ed isolata. Se accettate le mie premesse, dovreste condividere anche le conclusioni: più che considerare la persona come malata possiamo al massimo parlare di relazioni alterate. Possiamo discutere poi di come queste alterazioni nelle relazioni si riflettano sulla singola persona.

Come al solito vi lascio con più domande che risposte ma l’arte del dubbio è una delle arti che più mi affascinano. Su alcune tematiche ovviamente, data l’ampiezza, torneremo a parlare.

 

Per il momento buona riflessione.

A presto…

Fabrizio

Tutti i diritti riservati

MyFreeCopyright.com Registered & Protected

8 Responses to “Salute mentale e malattia…”

  1. cinzia ferri Says:

    Egregio Dottore.
    Sono una donna di 60 anni che sono andta pensione il 14 gennaio 2011.
    Uso il Serexat (20 mg) per la depressione della’età di 50 anni.
    Ho ridotto la dose ha 10 mg a metà novembre, pensando che stando in pensione avrei potuto vincere la mia depressione.
    E’ stato uno sbaglio, perchè da due giorni ho dovuto riprenderlo intero mg.20. sono un po’ delusa di me stessa, ho quasi sempre direa e mal di stomaco e nausea.
    Sono andata dal medico curante, mi ha consigliata un psichiatra.io non voglio prendere altri farmaci in quanto il seroxat come medicina mi aveva fatto effetto,ma non riesco più ha smetterlo. Non mi sento matta, ma qualche perdo la visione delle cose positive della vita e vedo solo il lato negativo.
    distinti saluti
    Cinzia Ferri

  2. fabrizioboninu Says:

    Salve Cinzia.. quella che lei sta attraversando è una fase di cambiamento molto importante della sua vita. Dopo anni lavorativi si trova a dover riorganizzare la sua vita su tempi e modi nuovi che, in questa prima fase, possono disorientare. Credo si debba partire da questo punto per inquadrare meglio il suo stato attuale. Quello che posso dirle, non conoscendo la sua storia pregressa ne i motivi dell’insorgenza della depressione intorno ai 50 anni, è quello di provare ad organizzare la sua giornata in base ai suoi interessi di modo che possa sentirsi attiva e impegnata. Perchè si sente delusa da se stessa? Credo che, per ora, debba darsi il tempo di capire cosa può essere giusto per se. Non esiti a rivolgersi ad una persona qualificata qualora dovessero continuare queste difficoltà. Mi faccia sapere come va.. A presto Fabrizio

  3. miki Says:

    signora 61 enne penso proprio che non c’è la farà mai ad uscire dal tunnel dei psicofarmaci poiche essi sono stati concepiti al solo scopo di crearle dipendenza. essi non sono altro che droghe psicotrope . il consiglio di andare dall’opischiatra e e quello che sin dall’inizio era il progetto di chi gli ha fornito il psicofarmaco. si informi , la depressione avviene quando il corpo manca di alcune vitamine del gruppo b non per mancanza di psicofarmaco o di cazzate pischiatriche e psicologiche . legga le controindicazioni di quei psicofarmaci e vedra che tutto le sarà chiaro . un amico della correttezza .buonna pensione Miki

  4. fabrizioboninu Says:

    Salve Miki, innanzitutto benvenuto sul blog.. Per tornare a noi eviterei di essere così categorico nelle risposte perchè si corre il rischio di essere quantomeno riduttivi. Sono d’accordo sul fatto che il farmaco non sia la soluzione, e altrettanto d’accordo sulla possibilità che possano dare dipendenza. Detto questo, rimane il fatto che la depressione di Cinzia abbia una causa, abbia un significato nella sua vita e vada affrontata. Nella risposta non le ho detto “corri da qualcuno che ti curi”. Le ho suggerito di provare da sola e SE il problema persiste le ho consigliato di rivolgersi a qualcuno. Detto questo vedrà lei cosa fare. Se poi le “cazzate” psicologiche funzionano tanto meglio, no? A presto Fabrizio

  5. Henry Says:

    Buon giorno porto da medici diversi, per specializzazione, mia figlia che soffre da mesi mal di testa e pur non riscontrando nulla a livello neurologico, gli viene prescritti farmaci con sostanze da blando antidepressivo. Mio figlio per periodo con continui mal di pancia, forse origine nervosa? Anche a lui vengono prescritte gocce che poi vado a vedere contengono stesse sostanze. La mia domanda è non è che oggi a prescindere sintomi e malattie si prescrive troppo spesso, sostanze che agiscono prima di tutto sul sistema nervoso?

  6. fabrizioboninu Says:

    Salve Henrylander.. lei è una di quelle persone che provano sulla propria pelle il potere commerciale che hanno le case farmaceutiche. Si, penso proprio che oggi troppo spesso si prescrivano psicofarmaci anche nelle occasioni più impensate. Tanto per fare un esempio, ormai è comune che vengano prescritti antidepressivi anche subito dopo un lutto importante. Voglio dire, alla fine è anche umano che una persona possa essere triste o soprafatta dalla perdita di una persona vicina. E invece no, non dobbiamo perdere tempo e dobbiamo tornare il più efficienti possibile nel minor tempo. Quanto questo parla della nostra incapacità ad accettare sentimenti umani come il dolore per la perdita di una persona amata? E’ possibile che non ci autorizziamo a vivere un’emozione così importante della nostra vita e cerchiamo subito di sedarla? Senza contare che il farmaco, agendo sul sintomo, non tocca le cause del sintomo stesso. Non voglio qui polemizzare sull’uso di psicofarmaci quanto sul loro abuso. Col termine abuso intendo l’uso errato, eccessivo. Talvolta anche spropositato.
    Tornando al suo caso specifico, sarebbe da capire che circostanze hanno favorito l’insorgere dei mal di testa e dei mal di pancia dei suoi figli. Si trovavano in fasi particolari della loro vita? E’ successo qualcosa per cui possono aver somatizzato? Non mi è chiaro, poi, se l’uso di questi psicofarmaci ha debellato il sintomo.

    Mi faccia sapere…
    Fabrizio

  7. Stefano Says:

    Ho seguito il servizio RAI3 di ieri sera sugli OPG. Dire vergogna è limitativo. Ci sono esere umani dimenticati, abbandonati, in condizioni di tortura fisica e psichica, e non sto esagerando. Un poveretto ( straniero ) ha chiesto la differenza tra i talebani originali e quelli che “gestiscono” ora la sua vita…. Non sono carceri, non sono ospedali, sono LAGER, stanze dei non più vivi.

  8. fabrizioboninu Says:

    Ciao Stefano…
    ho visto anche io quel servizio. Assolutamente d’accordo con te! Se pensiamo poi che molte persone sono state incarcerate per motivi sociali piuttosto che motivi morali e/o religiosi possiamo capire quale abomini possano essere stati commessi sulla loro vita anzi sulla loro NON VITA. E’ solo parlandone che possiamo far si che situazione come queste possano sempre più difficilmente essere messe a tacere. Magra consolazione per chi la sua vita l’ha persa dietro le sbarre di strutture prive di qualsiasi umanità.
    Fabrizio

Lascia un Commento