Omogenitorialità (3)

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Omogenitorialità (3)Ancora una volta ci troviamo, perciò, a dover sfatare un mito che è basato più su antichi preconcetti, o su altre posizioni, che legato a fatti concreti. Gli studi dimostrano che non esiste differenza tra i bambini cresciuti in diversi tipi di famiglie. In questo senso anzi tali dati evidenziano inoltre come crescere con due genitori dello stesso sesso non sia un fattore di rischio di per sé ma addirittura possa rappresentare un punto di forza. [1] Il possibile punto di forza sarebbe, indubbiamente, l’elasticità mentale. Cresciuti in un contesto ‘nuovo’ o comunque spesso non considerato come tradizionale soprattutto in alcuni paesi del mondo, i bambini cresciuti all’interno di famiglie omogenitoriali si trovano, fin da piccolissimi, a dover fare i conti col ‘diverso’ e per questo si allenano ad elaborare strategie che li renderanno più facilmente adattabili nella loro vita adulta.

Naturalmente, c’è un altro lato della medaglia che deve necessariamente essere considerato. Le famiglie omogenitoriali si trovano spesso a dover vivere in un contesto che non solo non le accetta ma le ostracizza come qualcosa di diverso e di strano. Questo fa si che la famiglia si trovi a dover vivere in un contesto più povero socialmente e, se non ha provveduto a crearsi un contesto sociale di supporto, rende problematica o solitaria la vita di queste famiglie. Tutto questo alla lunga può avere ripercussioni sulla vita della famiglia stessa quando, dal momento che risulta difficile condividere le proprie tematiche familiari con altri, si possono innescare situazioni conflittuali tra i genitori che alla lunga possono sfociare in situazioni di disagio. La necessità di un supporto sociale più ampio è il motivo per cui spesso, dall’esterno, le comunità omosessuali sembrano dei mondi a parte, come se fossero separate da un contesto sociale più ampio. E’ chiaro, invece, che se il contesto sociale fosse accettante e non giudicante si aprirebbero più possibilità di relazione tra diversi tipi di famiglie cosa che non sembra accadere quando il contesto sociale più ampio è, come detto, non accettante o giudicante.

Insomma la differenza, alla lunga, è fatta da tutti noi. Nel momento in cui questa realtà sarà vista semplicemente con una variante possibile della vita familiare, e non come un contesto potenzialmente pericoloso per far crescere un bambino, cambierà la percezione stessa della realtà e non verrà più avvertita come una scelta destabilizzante per la società. Mi rendo conto come questo cambio di prospettiva non sia per niente immediato o facile perché comporta la ristrutturazione di ciò che fino ad adesso è stato definito come famiglia. Ma, a mio avviso, è necessario iniziare a sfatare tutti quei falsi miti e quelle false immagini che rendono il confronto tra realtà diverse apparentemente impossibile. Molti di quelli che consideriamo passi avanti ed evoluzioni del nostro mondo sono stati ridicolizzati e derisi, ed ora sono consideriamo elementi irrinunciabili e fondamentali della nostra società. Pensate semplicemente a quello che si diceva della possibilità di concedere la possibilità di voto alle donne. Concedere loro il voto avrebbe portato alla fine della nostra società. Non mi sembra che niente di tutto questo sia avvenuto e anzi, la possibilità che le donne votino ha contribuito all’avanzamento dell’intera società.

Quando a guidarci è il pregiudizio l’unica strada percorribile è la chiusura. Un senso unico che porta al giudizio e all’esclusione. E’ necessario screditare tutto questo, cercando di passare dal giudizio alla comprensione. E il primo passo verso la comprensione è quello di guardare le cose per ciò che sono non facendosi guidare dal preconcetto o dalla paura che esse suscitano in noi. 

Che ne pensate?

A presto…

Fabrizio

[1] Chiari, C., Borghi, L. (2009), Psicologia dell’omosessualità, Carocci, Roma, pag. 28

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5 Responses to “Omogenitorialità (3)”

  1. Nino Says:

    L’argomento, come sempre si presenta benissimo ed è stimolante per il contenuto filosofico. Lo seguo con attenzione dalla prima puntata e mi sono preoccupato di approfondire leggendo il più possibile dalla fonte perché non voglio farmi reo di pregiudizi infondati o di scarsa meritocrazia evolutiva. Tuttavia non posso esimermi dal mettere in evidenza che non sono mai stati nemmeno sfiorati concetti di carattere morale. Leggendo più attentamente, invero, ho potuto scorgere eufemismi sintattici che hanno il merito di confutare l’oculatezza del vasto pubblico di coltura non specialistica. Alludo, senza sottotitoli, ad espressioni del tipo: “sfatare un mito che è basato più su antichi preconcetti”, “elasticità mentale”, “contesto che non solo non le accetta ma ostracizza come qualcosa di diverso e di strano”, “questa realtà sarà vista semplicemente con una variante possibile della vita familiare”, “comporta la ristrutturazione di ciò che fino ad adesso è stato definito come famiglia”… e tante altre frasi.
    Mi sorge spontanea una domanda: dobbiamo rassegnarci considerando la società irrimediabilmente assuefatta dall’assenza di ideali e/o principi ideali?
    Carissimi: la società è malata, non vuole guarire e preferisce farsi dare del “retrograda” ed addirittura “diversa”. Pensate un po’: la famiglia fatta da un uomo e una donna sta diventando “diversa”, sembra il paradosso dei paradossi. E’ un po’ come una vettura che corre all’impazzata controsenso per la strada convincendo le altre vetture, che si trovano nel senso di marcia giusto, ad invertire rotta!
    Nel mondo, tutti fanno i propri studi, si inventano le proprie ricerche ed ostentano i propri risultati… basta solo che dicano “ci sono tanti studi recenti” che nessuno osa contraddirli!
    Ebbene, ci vogliono convincere che siamo dei trogloditi che rifiutano l’evoluzione inculcandocela come involuzione. Si Sta celando l’azione diabolica di chi, in tempi prossimi all’origine della vita (alla faccia dell’evoluzione!), diceva all’uomo: “diventerete come Dio!” Sicché siamo dinanzi ad una deliziosa torta di fragole e panna farcita di vermi. C’è già chi la mangia.
    Forse un bambino da omogenitori (meglio definirli omoeducatori poichè non generano) riuscirà a formarsi anche meglio di un bimbo da etero dal punto di vista sociale, culturale, sessuale ed affettivo (il tutto con diritto di inventario), ma ahimè, nessuno si preoccupa dell’ordine morale ed etico.
    Perché?… è come dire: quale etica?
    Ancora una volta chiedo scusa per l’ironia ostentata, Dio, che fa sorgere il sole sopra i giusti e gli ingiusti (come me), mi perdoni.
    Pace e bene a tutti.

  2. fabrizioboninu Says:

    Salve Nino, se posso vorrei puntualizzare alcune cose: innanzitutto non è vero che ‘nel mondo, tutti fanno i propri studi, si inventano le proprie ricerche ed ostentano i propri risultati… basta solo che dicano “ci sono tanti studi recenti” che nessuno osa contraddirli!’. Gli studi citati hanno una amplissima bibliografia che non ho riportato per intero per non rendere il post assolutamente illeggibile. Rimandavo nei post al libro di riferimento che la invito a leggere per farsi una idea più chiara della mole sterminata di studi che, non solo per essere recenti, sono considerati importanti. Secondo punto lei parla di etica e di morale. Di quale etica e di quale morale stiamo parlando? L’etica e la morale cattolica? Se così fosse bisogna iniziare a prendere in considerazione l’idea che questo tipo di etica o questo tipo di morale non rappresentino più l’intera società. Che si fa? Facciamo finta che questa parte non rappresentata da questa morale e da questa etica non esista? Capisco che sarebbe molto più facile, perchè sarebbe più semplice prendere in considerazione una sola morale ed una sola etica. Invece purtroppo la complessità aumenta, la serie di piani da prendere in considerazione (personale, genitoriale, filiale, sociale, ecc) cresce, tutto si complica. Ma un appiattimento su una presunta morale o una presunta etica renderebbe le posizioni se possibile ancora più inconciliabili.
    Ancora, utilizza il termine omoeducatori: in realtà molti bimbi di genitori omosessuali sono figli naturali nati in precedenti relazioni. Il termine omoeducatori non sarebbe corretto per questo motivo. In Italia non esistono coppie omogenitoriali alle quali siano affidati bambini in adozione.
    Perchè parla di rassegnazione nel momento in cui si prospetta una evoluzione sociale? La morale e l’etica possono adattarsi ai cambiamenti della società? Le devo ricordare che era moralmente ed eticamente accettato, fino all’inizio del secolo scorso, sposare persone che oggi vengono considerati minori? Era etico che un cinquantenne sposasse una quattordicenne? Probabilmente allora lo era mentre oggi non lo è più. Questo porta la nostra società a non avere una morale? Beh, se così fosse, speriamo di non avere più una morale!

    Ripeto, la complessità del tema non vuole portare ad una ‘soluzione’: una ipersemplificazione sarebbe del tutto riduttiva. E, mi lasci aggiungere utilizzando la sua metafora, non stiamo più parlando di una sola macchina contromano ma di diverse macchina contromano. Continuiamo a fare finta di nulla tentando di schivarle? O vogliamo cerare di capire se possano esistere regole di circolazione che possono includere un numero maggiore di vetture?
    La ringrazio per il contributo alla discussione.

  3. rosanna anzalone Says:

    ecco un occasione per riflettere su un argomento serio senza l’imposizione di falsi moralismi! Ringrazio questo bog che attraverso queste stille di stimolante riflessione mi dà un opportunità di crescita reale perchè basata su una libera esposizione che con intelligenza ci interroga su ciò che è a distinzione non del bene e dal male ma la libertà dignitosa di un essere che ibero da conformismi ed etichette di sorta cerca di realizzare a propria umanità nel rispetto dell’essere

  4. Nino Says:

    Buongiorno. Nel ringraziare la sua corrisposta e costante pacatezza nel relazionare, concordo col suo dire che questo tipo di etica o questo tipo di morale non rappresentino più l’intera società. Tuttavia credo sia più corretto dire che questo tipo di etica non è più condivisa dalla società piuttosto che non la rappresenti. Se un’etica descrive i comportamenti che definiscono lo status deontologico di un uomo, è evidente che ci troviamo in una società che vive un ordine morale lontano dall’etica cristiana. Ma questo prescinde dalla tendenza sessuale dell’individuo. Voglio dire che non è affatto vero, come molti pensano, che un omosessuale non possa vivere l’etica cristiana, così come non è vero che per viverla deve per forza “diventare” etero. Il problema semmai è che pochi, o nessuno, viviamo davvero questa etica perché è difficile come difficile è amare (inteso come dono di se e sacrificio); figuriamoci se sia più facile per un omosessuale accettare di vivere la propria sessualità secondo questa etica. Impossibile non è, ve lo assicuro per provata esperienza indiretta ma vicinissima.
    Fare finta che gli omosessuali non esistano? (Era questo il significato della frase: “facciamo finta che questa parte non rappresentata da questa morale e da questa etica non esista?”?). Non sia mai! ma aiutiamoli a vivere la loro dimensione senza oltrepassare e offuscare i diritti dell’elemento più debole della società: il bambino.
    Schivare le macchine controsenso? no, ma aiutare il conducente a scendere dal mezzo e camminare a piedi sul marciapiede se proprio devono andare in quella direzione.
    Grazie per il forum e per la possibilità di dialogo.

  5. rosanna anzalone Says:

    la vita ci riserva una preziosa possibilità capace di renderci uomini nel senso completao del termine aldià di maschie femmine: poter entrare nel cuore di qualcuno, il cuore non ha sesso, non ha misure, non ha moralismi e condizioni . La superiorità sta in queso non ne dare norme e regole a soddifacimento di un’idea che si ritiene superiore nella gestione dei sentimenti.La sessualità è conseguenziale all’amore e non viceversa!!!

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