PEDOFILIA: intervista a Massimiliano Frassi

Bambini, Famiglia, Primo piano, Psicologia Scrivi un commento

abuso

Il tema che affrontiamo in questo post è un tema duro, complesso e disturbante. Parliamo di pedofilia e lo facciamo con una persona che se ne occupa da parecchi anni e in diversi contesti. Una di quelle persone preziose che, anziché ritrarsi inorridito da questo baratro, ha deciso di guardarci dentro e a fondo, cercando di illuminarne gli anfratti, di chiedere e chiedersi il perché, di portare alla luce tutti gli elementi che avvicinano questo baratro a noi e alle nostre storie. Una persona che ha cercato di svegliare le coscienze intorpidite dalla paura e dall’orrore, coscienze che spesso si voltano, con le pericolose conseguenze che ne discendono, pur di non vedere una realtà spaventosa. Sto parlando di Massimiliano Frassi, autore di diversi bestseller sul tema della pedofilia, organizzatore con l’associazione Prometeo del coordinamento nazionale delle vittime di abuso. Ci racconterà meglio lui la sua storia e il suo percorso. Per quanto riguarda la mia storia, mi sto occupando sempre più spesso di questo tema, inserito all’interno della distorsione adultocentrica della nostra società e, in questo mio percorso di conoscenza e approfondimento, ho avuto la fortuna di incontrare Massimiliano ad un convegno organizzato dalla fondazione Domus de Luna (clicca sul nome per visualizzare la pagina della fondazione) a Cagliari.

Scomodo, emozionante, pungente, disturbante, sconvolgente, sono solo alcuni degli aggettivi che mi vengono in mente per descrivere il convegno. E, forse, adatti per descrivere Massimiliano stesso. 

Parlare di materie così complesse mette in difficoltà, costringe a confrontarci con una realtà impossibile solo da immaginare. Una realtà che, invece, esiste e che, su questa nostra difficoltà, prospera e cresce. Una realtà misconosciuta, dove giocano anche stereotipi e pregiudizi che, con l’aiuto di Massimiliano, cercheremo di vagliare. 

Ciao Massimiliano, benvenuto e grazie per aver accettato l’invito e parlare con me di un tema che ti/ci sta tanto a cuore. Dopo la mia breve presentazione, vogliamo darne una più approfondita per chi non conoscesse il tuo lavoro: chi sei e di cosa ti occupi?

Sono il responsabile di Prometeo Onlus, una associazione, da me fondata circa 20 anni fa e tra le più attive, in Italia, nel campo della lotta alla pedofilia. Da una parte siamo operativi e diamo assistenza e tutela alle vittime, molte delle quali adulte che solo oggi trovano la forza e la possibilità di parlare e chiedere aiuto e dall’altra parte facciamo formazione e sensibilizzazione affinché l’omertà che protegge chi abusa sia definitivamente annientata.

La prima curiosità è: come sei arrivato ad occuparti di un tema così forte come la pedofilia?

Non per aver subito abusi io stesso, semmai per poter dare agli altri la stessa infanzia che ho avuto io. Professionalmente parlando è stata parte di un percorso, partito con una scelta di vita che mi ha portato ad operare prima come operatore di strada, che si occupava di emarginazione grave e poi di minori, specializzandomi e fondando la Prometeo.

Che realtà è la pedofilia oggi?

La realtà di sempre. Che vede un abusante e buona parte della società, abilmente impegnati a zittire un bambino. Per potergli nuocere.

All’interno del tuo intervento, mi ha colpito come tu sia riuscito a mettere in discussione alcuni stereotipi ben radicati. Il primo è che, nell’immaginario collettivo, la pedofilia sia un fenomeno prettamente maschile. É proprio così?

Purtroppo da alcuni anni a questa parte assistiamo ad un fiorire di una pedofilia al femminile. Numericamente minoritaria, con percentuali molto basse, ma pesanti “qualitativamente”. Perché quando è la mamma ad abusare, ad es., è chiaro che le ferite saranno ancora più profonde.

Altro stereotipo: gli abusanti sono spesso stati abusati a loro volta. Possiamo confermarlo?

Sì, ma non lo dico io, anche se 20 anni di esperienza mi danno il potere di poterlo gridare forte. Lo dicono tutti i trattati scientifici che hanno davvero studiato questa assurda equazione. Creata dai pedofili per, in qualche modo, difendersi, tutelarsi e nuovamente infangare le vittime. Poi può capitare che su un numero elevatissimo di vittime ci sia chi diventa pedofilo, ma se c’è è davvero un numero bassissimo che non rende tale equazione reale. Chi lo sostiene dimostra di non aver mai lavorato nel campo dell’abuso ma ancora prima, dimostra di non aver rispetto delle vere vittime.

Sapessi quante donne seguo che hanno paura di rimanere incinta perché “magari poi diventano pedofile e fanno provare al proprio figlio quanto hanno provato loro” e questa mala educazione, gliel’ha inculcata chi doveva guarirle. Non renderle vittime a vita.

Ancora: il pedofilo è un mostro, una sorta di orco facilmente identificabile. Cosa c’è di vero?

Nulla. È ovviamente mostruoso l’atto che compie. Ma se cerchiamo l’orco, così come pensiamo lo sia, non lo vedremo mai nel bravo vicino di casa, nello zio affettuoso, nel maestro severo ma presente, nel parroco pacioccone.

Ho letto il tuo lavoro ‘Il libro nero della pedofilia‘ e le cifre sono spaventose. Credi sia un fenomeno in aumento o stia semplicemente affiorando sempre più in superficie?

Forse entrambe le cose.

Oggi se ne parla poco ma sicuramente molto più di quando iniziammo anche solo 20 anni fa. Poi c’è internet, con il suo lato oscuro e la possibilità di avere accesso a materiale che farebbe uscire di testa qualsiasi essere umano, ma che a loro dà piacere. Ed a lungo andare si stuferanno della “sola” foto e passeranno al contatto diretto. Poi ancora oggi c’è la possibilità di fare viaggi dall’altro capo del mondo, con spese irrisorie rispetto ad una volta e comunque alla portata di tutti, che favoriscono i turisti sessuali, cacciatori di bambine e bambini coetanei dei figli che lasciano a casa.

Sono tutte varianti che portano allo stesso punto: il progresso di questa civiltà ha paradossalmente portato ad una regressione di parte della stessa. In parole spicce, se da una parte siamo andati sulla Luna, dall’altra siamo tornati a Jurassic Park.

In questo giocano un ruolo enorme le nuove tecnologie: social network, smartphone rendono la pedofilia più ‘facile’ e ‘fruibile’? 

Sì, purtroppo sì. Molto banalmente: pensiamo a cosa voleva dire per un pedofilo dover far sviluppare un rullino con delle immagini di abusi da lui prodotte. E pensiamo oggi con il più piccolo smartphone cosa non si può fare.

Quali sono le aree geografiche più interessate al fenomeno?

È un fenomeno trasversale. Che tocca tutte le sfere della società. Non certo solo le aree più povere. Poi di sicuro se dobbiamo fare una analisi “geografica”, posso dire che ci sono aree dove il retaggio culturale ancora favorisce il silenzio. L’omertà. Ma questo vale nel paesino del bresciano, come in quello del cagliaritano.

La pedofilia è una realtà percepita come distante dalla nostra vita quotidiana. Queste sono cose che succedono agli altri, lontani da noi. Noi, e i nostri figli, siamo ‘al sicuro’. E funziona fino a quando un caso cruento di cronaca nera scuote le coscienze. Penso al caso di Yara Gambirasio. O del piccolo Tommaso Onofri. Come possiamo stare attenti a quello che succede intorno a noi?

Questo non è un paese per bambini. Lo grido, disperatamente, da tempo. Basandomi su fatti concreti. Avrei preferito che i fatti mi smentissero. Che i pazzi fossimo noi. Ma purtroppo così non è stato. E la piccola Yara o il nostro angioletto Tommaso, sono solo la punta dell’iceberg. Bimbi strappati dal loro mondo. E sottratti al nostro futuro. Sarebbero diventati dei grandi adulti, in grado di fare grandi cose. Ma qualcuno ha scelto che così non fosse e l’ha deciso con la violenza.

Pensare a loro come fossero figli nostri, forse la risposta sta proprio lì….loro ovviamente in rappresentanza di Salvo, Roberto, Susanna, Lucia, Silvia, Carolina, Alex, Giovanni, Massimo, Rosaria, Andrea, e via dicendo per un elenco di bambini numericamente elevatissimo. Bimbi non finiti per fortuna sul tavolo di un obitorio, ma morti dentro. Fino a quando non troveranno chi riaccenderà in loro la speranza e la voglia di vivere.

C’è, tra i diversi casi che ha seguito personalmente, un caso che ti ha coinvolto più degli altri?

No. Ognuno ha la sua importanza. Ognuno il suo dolore. Poi sì, di sicuro c’è quello che ti resta più dentro, per vari motivi, ma ripeto sono tutti uguali e tutti meritano lo stesso posto e lo stesso rispetto.

La pedofilia spaventa e atterrisce perché è un fenomeno di proporzioni enormi. Nel nostro quotidiano, cosa possiamo fare noi?

Informarci. Ed indignarci. Non chiediamo molto, non credi? Peraltro lo facciamo per mille cose futili. Farlo per qualcosa di serio, non sarebbe male. E sarebbe ora!

C’è qualcosa che non ti ho chiesto che mi vorresti dire? 

Sì, se c’è vita, un futuro dopo l’abuso. E la risposta è: “certo che c’è. Si può e si deve tornare a vivere. E quando accade, ed accade sempre, è meraviglioso!”.

Parola di Massimiliano Frassi.

Ringrazio di cuore Massimiliano per essersi prestato alle mie domande. Il tema è vasto e mi riprometto di tornarci. Chi fosse interessato può visitare il blog di Massimiliano: potete cliccare sul link L’INFERNO DEGLI ANGELI e verrete reindirizzati al sito. Consiglio vivamente anche la lettura dei suoi testi (trovate tutta la bibliografia sul sito L’inferno degli angeli), tra tutti il già citato Il libro nero della pedofilia con prefazione di Alessia Sinatra ed edito da La Zisa. 

Come sempre chi volesse/potesse condividere la sua esperienza può farlo contattandomi per mail (fabrizioboninu@gmail.com) oppure per telefono (3920008369). 

Che ne pensate?

A presto…

Fabrizio Boninu

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4 Responses to “PEDOFILIA: intervista a Massimiliano Frassi”

  1. lol Says:

    buongiorno

    vorrei capire la causa di questa diffamazione
    la parola pedofilia ha un certa etimologia che consiglio di ripassare…

    da piccolo ho avuto un’esperienza simile
    VOLEVO FARE UN po’ di chiarezza
    io non sono mai stato violentato, non sono stato picchiato o cose simili
    semplicemente passato un po’ di tempo insieme, poi raccontai la cosa e subito i parenti partirono in quarta, risultato è che non vidi più mio padre e passai anni da una psicologa senza capirne il vero motivo.
    Quello che voglio dire è che se i familiari mi avessero preso con calma e detto che era tutto ok e che non era successo niente di male e di stare tranquillo, forse no ne sarei uscito come invece è successo. Sta di fatto che oggi sono figlio di genitore single, senza amici né fidanzata, né lavoro.
    Io credo che i familiari debbano reagire in modo diverso e non impedire al bambino/a di impedire di vedere l’adulto in questione perché è propria questa separazione la cosa traumatica. Ovvio parlo solo in casi dove non c’è violenza, perché altrimenti si fa bene.

    pedofilo non è chi picchia.
    Chi picchia è solo uno str***o.

    Ma se si dovesse incriminare chiunque ami una persona perché attratta…. l’intero mondo dovrebbe andare dietro le sbarre.

  2. Fabrizio Boninu Says:

    Salve, non so come chiamarla perché non ha lasciato il nome! Temo di non aver ben capito la sua storia. Alcuni aspetti non sono chiari per chi, come me, non la conosce. Un pedofilo non ‘passa un po’ di tempo assieme ad un bambino’. Un pedofilo è una persona che approfitta della sua posizione di forza e del fatto di essere adulto per costringere il bambino a compiere cose che non vorrebbe/dovrebbe/potrebbe fare. E non necessariamente questo avviene con la violenza fisica. Su questo punto siamo d’accordo, pedofilo non è chi picchia anche se aggiungerei un ‘solo’. Pedofilo non è solo chi picchia, le forme di violenza possono essere decisamente più subdole e meno appariscenti. Ma non ho ben capito se sia questo il suo caso. Il punto della pedofilia è, poi, che la relazione è completamente sbilanciata. Un bambino e un adulto non amano allo stesso modo. Nell’adulto gioca un ruolo fondamentale anche la componente fisico-sessuale che in un bambino è quantomeno più inconsapevole. Non si tratta dunque di mettere dietro le sbarre chiunque ami quanto di considerare le peculiarità delle diverse età della vita. E spingere una persona verso una dimensione per le quali non ha ancora gli strumenti di comprensione la considero violenza. Che avvenga picchiando o meno.

    Grazie per la sua testimonianza.
    Se volesse aggiungere qualcosa, sa come fare.
    Fabrizio

  3. lol Says:

    Ecco appunto, non ha compreso appieno il mio discorso

    Il pedofilo a cui si riferisce lei è quello dipinto dai media e dalla società odierna… il “mostro” che tutti vedono
    come un violento adescatore di bambini per far loro del male

    Io volevo solo dire che il termine originario si riferisce ad altro tipo di persona. Quando due persone stanno insieme non lo fanno per farsi del male ma per volersi bene. Lo stesso vale per il pedofilo originale.
    Quelli che picchiano non sono pedofili, sono solo degli stronzi.

    Quando due adulti fanno sesso non si piacchiano né si fanno del male ( a meno che non abbiamo perversioni sado-masochistiche ma questo è un altro discorso ) quindi il fatto di fare le stesse cose con dei bambini di per sé non è pericoloso né nocivo per loro più di quanto lo sia farlo tra due adulti.
    Da psicologo, posso dire che il vero “pericolo” sta nella paura nella mente delle persone che non conoscono a fondo questa sfumatura affettiva che temono chissà quali pericoli e i figli ne vengono influenzati e spaventati e diventa un circolo vizioso di paure e falsità.

    Se se ne parla tranquillamente non ci sono danni seri.
    Quando si sta in un caso simile, parlare col bambino è essenziale ma bisogna attendere qualche istante prima di trarre conclusioni affrettate. Capire se ci si trova di fronte a delle violenze a della semplice pedofilia ( che, come ripeto, non racchiude alcun tipo di violenza ). Se il bambino non è stato picchiato non c’è ragione di allarmarsi. Una separazione o divorzio in seguito alla sua “confessione” peggiora solo le cose ed il suo stato psico-emotivo.

    Se gli si spiega che non c’è nulla di male e che non ha colpe, la situazione si può controllare tranquillamente.

    Ma ripeto, solo in casi di vera pedofilia.

    Se ci sono violenze di mezzo, allora pronte le valigie e via. Sia chiaro.

    Non c’è giustificazione per chi alza le mani su di loro.

    A marcire in galera devono finire.

    Volevo solo chiarire.

  4. Fabrizio Boninu Says:

    Salve, non comprendo appieno il senso di questa specificazione. Il termine pedofilo, nell’accezione generale che se ne ha nel nostro linguaggio, all’interno della nostra cultura, designa specificamente una persona adulta che trae vantaggio da un minore approfittando del suo ruolo o della sua posizione. Nell’accezione generale odierna il termine pedofilia sottintende una forma di violenza (verbale, psicologica, fisica…) che assicuri all’adulto il suo vantaggio. Questo, ovviamente, non presuppone che non sia possibile un rapporto di affetto, di stima o di amore tra una persona adulta e un bambino. Ma dovremmo utilizzare un altro termine per definirlo.

    Ma non credo sia questo il punto dirimente. Le confesso che non sono assolutamente d’accordo quando scrive ‘Quando due adulti fanno sesso non si picchiano né si fanno del male (…) quindi il fatto di fare le stesse cose con dei bambini di per sé non è pericoloso né nocivo per loro più di quanto lo sia farlo tra due adulti’. Temo di non seguirla. Fare le ‘stesse cose’ con un bambino, fare sesso dunque, è una forma di violenza in sé, quanto meno per l’impossibilità che ha un bambino di comprendere la valenza relazionale, affettiva, psicologica della vita sessuale. Non credo che la distinzione stia semplicemente nel non picchiarsi né nel non farsi male. Saprà meglio di me, da psicologo quale si professa, che la violenza può essere esercitata decisamente in forme più sottili e meno palesi di uno schiaffo. La disparità di relazione esistente tra un adulto e un bambino rende questo traumatico per un bambino.

    Ancora, trovo sconcertante la frase che lei scrive ‘Se il bambino non è stato picchiato non c’è ragione di allarmarsi’. Continua indirettamente a presupporre che l’unico strumento per valutare la violenza su una persona siano lividi o segni sulla pelle quando, e, ribadisco, dovrebbe saperlo una persona che si definisce psicologo, ci sono violenze che non lasciano nessun segno sulla pelle ma che sono decisamente più terribili da affrontare. Anche se il bambino può non essere stato picchiato, molto spesso c’è fin troppa ragione di allarmarsi, e il bambino dovrebbe essere aiutato a capire che la violenza non si esprime solo sotto forma di schiaffo.

    E potrei continuare con la sua frase ‘Se gli si spiega che non c’è nulla di male e che non ha colpe, la situazione si può controllare tranquillamente’. Diverse parti mi colpiscono: ‘gli si spiega’ ‘nulla di male’ ‘non ha colpe’ ‘controllare’. Che non abbia colpe mi sembra scontato, dato che la responsabilità potrebbe essere degli adulti che circondano il bambino in questione. Ed è questa la disparità di funzione alla quale accennavo prima. Un adulto dovrebbe ricoprire un ruolo protettivo nei confronti del minore. Tornando a noi, non so che studi abbia fatto, ma ho appreso a prestare una particolare attenzione alle parole che utilizziamo, perché sono i mattoni con i quali costruiamo il nostro mondo. Applicando questa regola alla sua frase, il suo mondo deve essere particolarmente pericoloso e non del tutto salubre se si parla di colpa, di realtà da controllare e di male. Non c’è nulla di spontaneo, gioioso, paritario in questa relazione. E infatti, nella pedofilia non c’è proprio nulla di tutto questo. E lei lo conferma in pieno.

    Forse l’unico punto sul quale siamo d’accordo è: Il pedofilo è un violento adescatore di bambini per far loro del male. E, sempre come scrive lei, quando due persone stanno insieme non lo fanno per farsi del male ma per volersi bene. Capirà la mia perplessità nel leggere il paragone tra la possibilità che due persone adulte hanno di scegliere di stare assieme e il fatto che un adulto e un bambino non abbiano, per ovvi motivi, tale reciprocità relazionale.
    Da psicologo e psicoterapeuta quale sono, mi lasci dire che il pericolo non sta nella paura ma nel sottovalutare la potenza che traumi di questo tipo possono arrecare ad un bambino. Veniamo da millenni nei quali i bambini hanno sempre goduto di pochi diritti e solo negli ultimi decenni si è assistito ad un capovolgimento, ancora difficile è lento, di prospettiva, che assicurasse loro una tutela e una salvaguardia più forte. Il fatto che non siano paure può testimoniarla la cronaca nera di questi ultimi tempi, fatti come quelli di Caivano, che le possono dimostrare, purtroppo, come quelle sui bambini non siano altro che violenze e soprusi e come le paure non siano del tutto campate per aria. Questo non vuol dire, sicuramente, allarmarsi per ogni possibile contatto del bambino, ma avere una consapevolezza maggiore di questa realtà.

    Insomma avrà capito quanto sia del tutto in disaccordo con le sue parole perché questa minimizzazione e questa ‘normalizzazione’ sono secondo me il terreno sulla quale la violenza e la pedofilia attecchiscono e crescono rigogliose ed indisturbate.

    P.s.: È buona norma, nella conversazione, in caso di diversità di vedute o fraintendimenti attribuire a se stessi la responsabilità del fraintendimento. Forme come ‘mi sono espresso male’ o ‘non mi sono spiegato’ sarebbero preferibili a ‘non ha compreso’. Attribuire all’interlocutore questo è poco rispettoso, soprattutto in contesti meno strutturati e diretti come possono essere gli scambi scritti tra persone che non si conoscono personalmente.

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