Le 10 qualità di uno psicologo competente (1)

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PsicologoQuali possono essere le qualità di uno psicologo? Quali possono essere i fattori che concorrono nel rendere un professionista valido oppure no? Queste domande mi circolano per la mente da qualche tempo e, sull’onda della mia esperienza personale e di quello che mi raccontano i colleghi con i quali ho la fortuna di essere in contatto, ho pensato di stilare una sorta di elenco di quelle che possono essere le caratteristiche che fanno di un professionista un buon professionista e cercare di capire quale di queste caratteristiche possano essere fondamentale nella costruzione di un buon rapporto terapeutico. 

  • Capacità di comunicare e ascoltare: la prima dote che dovrebbe averne uno psicologo suppongo possa essere la capacità di comunicare. Questo non vuol dire che uno psicologo debba essere un oratore, quanto che riesca a comprendere e a farsi comprendere dal suo interlocutore. All’interno di una relazione terapeutica questo aspetto è particolarmente importante perché la relazione stessa si basa sulla comunicazione. Se questa è deficitaria, lo sarà la relazione stessa. Uno psicologo devo essere in grado di comunicare e di ascoltare quello che la persona che ha di fronte gli porta. E questo fa la differenza tra un uno psicologo competente e uno psicologo incompetente. Comunicare è qualcosa di ben più complesso di prestare l’orecchio quando qualcuno sta parlando con me, perché comprende la gestione dei tempi, degli spazi, dei silenzi nella relazione. Ed è questa l’abilità che un professionista competente dovrebbe stare attento ad affinare.

  • È uno psicologo? Un’altra caratteristica fondamentale nel considerare la competenza di uno psicologo è che lo psicologo sia effettivamente uno psicologo! Ci sono diverse forme di aiuto e diverse competenze, ma se decidete di rivolgervi ad uno psicologo o ad uno psicoterapeuta, assicuratevi che effettivamente lo sia. Potete controllare questi dati in modo molto semplice: potete cercare il suo nome su Google, che vi indirizzerà sul sito dell’ordine nel quale il professionista al quale avete intenzione di rivolgervi dovrebbe risultare iscritto. Potete fare una ricerca più dettagliata entrando all’interno del sito dell’Ordine degli Psicologi nazionale, sito nel quale devono comparire tutti i professionisti esercitanti in Italia. Se la persona non è scritta in questo elenco avete due possibilità: chiedere spiegazioni al diretto interessato, che potrebbe dirvi che non è iscritto all’ordine degli psicologi nazionale ma all’ordine di un paese europeo, oppure semplicemente cambiare persona. Un rapporto di fiducia come quello terapeutico non può iniziare con una mezza verità. Durante il primo colloquio potrete chiedere altri particolari sul percorso formativo del professionista al quale vi siete affidati: quale università ha frequentato o quale scuola di specializzazione. Personalmente, fornisco queste informazioni all’interno della prima seduta, tramite un modulo di consenso informato che la persona che decide di lavorare con me firma. Avere informazioni, sapere con chi si sta lavorando è una premessa fondamentale per il tipo di percorso che si vuole intraprendere ed è necessaria in un contesto delicato come una relazione psicoterapeutica.
  • Curiosità ed interesse per l’altro: un buon professionista è una persona che dimostra curiosità per la storia dall’altro. Le persone si rivolgono ad uno psicologo di solito perché hanno difficoltà (relazionale, emotiva, personale…); un buon professionista riesce ad interessarsi sinceramente alla storia della quale sta venendo messo da parte cercando di capire i risvolti personali di quello che la persona che ha davanti gli sta raccontando. La curiosità non è un semplice parlare o chiedere, ma è motivata dalla finalità nell’avere più elementi possibili per cercare di capire come aiutare la persona in quella determinata circostanza. Sapere che l’altro si interessa a noi è un aspetto fondamentale ed è forse uno degli aspetti più immediati della relazione. Tutti noi abbiamo degli amici interessati e amici disinteressati, persone con le quale capiamo subito se quello che stiamo raccontando suscita un interesse reale o solo un interesse di facciata, comprendiamo abbastanza velocemente se ci stanno ascoltando e stanno cercando di capire cosa stiamo comunicando loro, oppure se semplicemente stiano ‘facendo finta’ di ascoltarci. La stessa abilità dovrebbe essere impiegata per capire se il professionista al quale ci siamo rivolti è sinceramente interessato a noi oppure lo sta facendo semplicemente perché è il suo lavoro. Questa differenza è importante per capire se nella relazione c’è un trasporto umano o siamo semplicemente un caso. Se avvertiamo di essere solamente lavoro, probabilmente la persona con la quale abbiamo scelto di lavorare non è la persona giusta per noi.
  • Empatia: un buon professionista è una persona empatica. Abbiamo già cercato di chiarire cosa vuoi dire essere empatici: si tratta di una caratteristica fondamentale all’interno della relazione terapeutica. Essere empatici significa riuscire ad avvicinarsi per comprendere le emozioni dell’altro riuscendo a non sovrapporle, però, con le proprie. È un movimento di vicinanza che solo la maestria dello psicologo può evitare diventi un momento confusivo. La vicinanza come abbiamo già visto è un momento necessario per cercare di costruire una relazione con l’altro soprattutto quando questa relazione è intima come la relazione terapeutica. Questa vicinanza non può e non deve trasformarsi in una sovrapposizione emotiva, dal momento che il professionista deve tenere presente ciò che è suo da ciò che appartiene emotivamente all’altro. Io posso comprendere il dolore dell’altro ed accoglierlo, ma non posso sovrapporre il dolore dell’altro con il mio perché questo è confusivo e non è empatico. Questo differenzia una relazione terapeutica da una relazione amicale: in quest’ultima spesso si può avere questo tipo di confusione. All’interno della relazione terapeutica, invece, è del tutto inopportuno, perché pericoloso per la terapia stessa ed inutile. Un terapeuta che non riesca a fare questo non è un terapeuta efficace e rischia di confondere ancora di più la persona che ha di fronte.
  • Terapia personale (e supervisione): un terapeuta competente per essere tale, deve aver provato su se stesso cosa significhi fare terapia. È consigliato, anche se secondo me dovrebbe essere obbligatorio, cha faccia un percorso di terapia individuale che gli/le consenta di chiarire quali sono le sue dinamiche personali, le sue resistenze, le sue difese, aspetti che potrebbero entrare in gioco anche all’interno della relazione terapeutica. Ancora, sarebbe auspicabile che la terapia individuale venisse affiancata da un percorso di supervisione e venisse supportato dall’esperienza di un collega nella condivisione delle risonanze, della eventuali difficoltà riscontrate in alcuni dei casi che segue. Questo fa parte del concetto di formazione professionale continua, che non è data solo dalla formazione teorica ma dovrebbe essere affiancata da quella personale ed esperienziale e dovrebbe essere life long dovrebbe cioè durare per tutta la vita, quanto meno professionale, dello psicologo competente.  

 

– CONTINUA –

 

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