La ‘depressione’ da rientro…

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La 'depressione' da rientro...Il post di oggi è perfettamente in linea con quello che è il momento dell’anno che stiamo attraversando: il ritorno dalle ferie. Alzi la mano chi, rientrando da un periodo più o meno lungo di vacanza, non è stato assalito dallo scoramento al pensiero della routine che lo stava per accogliere. Lavoro, scuola, bollette, casa da pulire, obblighi e doveri che, confrontati con il periodo magico delle ferie sembrano essere sempre più difficili da digerire e da riprendere. Ecco allora quel senso di scoramento a cui accennavo prima, l’impressione della difficoltà di adattarsi, la paura di non essersi riposati abbastanza, la voglia di posticipare ulteriormente quel ritorno alla normalità che solamente il calendario obbliga a riprendere e che, se fosse per noi, ci vedrebbe ancora lontani dalle incombenze quotidiane.

Tutto questo è vero, ma in parte è eccessivo a cominciare dal termine che viene utilizzato per descriverlo: depressione. Il termine depressione indica una patologia per la quale la persona non vede più prospettive e non riesce più ad intravedere o a programmare il proprio futuro. Il problema del quale stiamo parlando adesso è in realtà, o dovrebbe essere, molto più blando e durare solo un periodo limitato di tempo. Se durasse diversi mesi potremmo parlare di un episodio depressivo ma nel caso difficilmente la ragione di questo potrebbe essere il rientro dalle ferie!

Rimane il fatto che molti di noi sentono questo sconforto al momento di tornare dalle ferie: cosa possiamo fare per agevolare la ripresa della vita di tutti i giorni? Ho trovato interessante questo articolo che si occupa del tema. Vi rimando alla sua lettura per una visione completa. Tra i punti che vengono evidenziati e che sarebbero utili per un migliore superamento dello scoramento da rientro i più utili mi sono sembrati:

  • Valorizzare i benefici: utilizzare l’esperienza appena conclusa per interiorizzare la sensazione di benessere che si ha avuto durante le ferie. I benefici possono essere estesi non gettandosi a capofitto nelle ritualità quotidiana ma cercando di riprendere gradualmente la nostra solita vita. Ricordando che se non ci fosse una quotidianità alla quale tornare probabilmente neanche le ferie avrebbero lo stesso valore o significato;
  • Approfittare dello ‘stato di grazia’: il secondo suggerimento ha a che fare con la possibilità di far fruttare quello che abbiamo sperimentato nelle ferie, riguardo sopratutto la rottura della ritualità e della meccanicità della vita quotidiana che non lascia spazio a nuove aperture o a nuove prospettive. E’ possibile approfittare appunto dello stato di grazia post ferie ed introdurre nella quotidianità queste aperture, che permettano di spezzare la routine anche nelle singole giornate?;
  • Svagarsi tutto l’anno: non fate delle ferie l’unico momento dell’anno in cui si riesce a staccare la spina. Possiamo trovare tanti piccoli momenti, anche nel corso di una stessa giornata, in cui possiamo ricavarci un piccolo momento per noi, in cui concederci quello che ci fa stare meglio. Sorprendetevi facendo delle cose, anche minime, che non vi aspettate da voi stessi;
  • Usare bene la nostalgia: questo è uno dei punti più interessanti: invece che struggersi di nostalgia per quello che abbiamo appena passato e che non abbiamo più possiamo, dosando la nostalgia, utilizzarla o per superare momenti critici oppure per motivarci intimamente a fare qualcosa che non siamo proprio contenti di fare. Il ricordo della piacevolezza dell’esperienza permette di lenire lo scoramento per il fatto che quell’esperienza stessa sia passata!

Qualora lo voleste leggere, vi lascio il link dell’articolo:

http://27esimaora.corriere.it/articolo/la-depressione-post-ferie-non-esiste-e-non-fatevela-venire/

L’articolo è del Corriere della Sera ed è firmato da Anna Meldolesi.

Che ne pensate?

A presto…

Fabrizio Boninu

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La depressione? Arriva a 40 anni!

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La depressione Arriva a 40 anniVi segnalo un articolo di Repubblica che riguarda un aspetto particolare della depressione. Uno studio pubblicato dall’IZA Institute di Bonn, svolto dai ricercatori delle Università di Warwick e di Stirling, stabilirebbe, infatti, che, in Europa, un quarantenne su 10  ha assunto almeno un antidepressivo nel corso del 2010. I paesi che avrebbero il più alto consumo di antidepressivi sarebbero Inghilterra, Portogallo, Francia e Lituania. In questa particolare classifica il nostro Paese si collocherebbe nella fascia più bassa con appena l’1% della popolazione di 40enni che fa uso di farmaci antidepressivi per più di quattro volte a settimana.

La ricerca metterebbe in luce come, nella fascia d’età presa in considerazione, sarebbero più colpite le donne rispetto agli uomini. Ad aggravare il consumo inciderebbero caratteristiche come il fatto di essere disoccupate, divorziate o separate.

Quello che colpisce di più è la motivazione che spiegherebbe il perché dell’insorgenza della depressione in questa particolare fascia d’età. Il motivo sarebbe legato al disvelamento dell’impossibilità di perseguire i propri sogni. Mi spiego meglio: da giovani si ha l’impressione che ogni tipo di obiettivo possa essere alla nostra portata, che per ogni cosa si desideri, ci sia la possibilità temporale di conquistarla. Mano a mano che la vita procede, i nostri sogni dovrebbero fare i conti con il dato di realtà che, spesso, si rivela inferiore alle aspettative. Questo può causare quel senso di scoramento o di fallimento che porta ad un consumo di sostanze antidepressive. Ovviamente ci sarebbe da discutere sul perché ormai sembriamo così inadatti a fare i conti con la realtà. Forse, drogati da anni di investimenti in sogni-alla-portata-di-tutti, appena la nostra vita si discosta dal magico mondo che qualcuno aveva immaginato per noi, ci sentiamo incompleti, non arrivati. Falliti.

Non sarebbe ora di rivedere le nostre priorità? E di deciderle da noi invece di farcele imporre da qualcuno?

Per il momento il link:

http://www.repubblica.it/salute/forma-e-bellezza/2011/06/23/news/depressi_a_40_anni-18108441/

L’articolo è di Irma D’Aria.

A presto…

Fabrizio

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