Cos’è la psicoanalisi?

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Cos'è la psicoanalisiMi sono reso conto dopo parecchio, che su questo blog continuo a parlare di psicanalisi e psicoterapia dando per scontato che ognuno di voi sappia quale può essere la differenza tra queste due discipline. Benchè fortemente imparentate, infatti la psicanalisi e la psicoterapia sono differenti tra loro, sia come approccio, che come conseguenze. Vorrei soffermarmi un momento sulla descrizione di queste somiglianze e di queste differenze. Ho diviso gli articoli in due parti per non annoiare coloro i quali non fossero interessati alla questione. Iniziamo dalla psicanalisi. Il termine stesso psicanalisi deriva dai termini greci psiche, anima e analisi: analisi della mente. Il metodo si focalizza essenzialmente sull’analisi della mente, o sull’analisi delle istanze che tale mente muovono. Possiamo dire che il padre della psicanalisi è universalmente considerato Sigmund Freud (1856-1939), che la sistematizzò a cavallo tra l’800 e il ‘900. Grazie alla sua teorizzazione Freud ipotizza e struttura la cosiddetta topografica freudiana della mente, che si articola attraverso tre livelli: l’inconscio, il preconscio e il conscio che saranno chiamati nell’ordine Es, SuperIo e Io. Senza entrare troppo nello specifico possiamo dire che l’inconscio è costituito da quei contenuti non accessebili alla coscienza, il super Io è l’insieme delle regole interiorizzate che costituiscono l’ideale verso cui ognuno di noi tende, mentre l’Io è l’istanza che ha a che fare con la percezione delle caratteristiche della nostra personalità cosciente. Freud immagina queste tre istanze in conflitto tra loro. Da questo aspetto conflittuale, nasce l’aggettivo che spesso accompagna il lavoro psicoanalitico: dinamico. Il modello freudiano, risentendo in parte dei modelli fisici che allora si stavano imponendo, è un modello che pone l’accento sui continui conflitti, con avanzamenti e retrocessioni delle istanze, che, in ultima analisi, sono causa dei sintomi che poi il paziente manifesta.

Dopo questa brevissima introduzione, di cosa si occupa allora la psicanalisi e qual’è il suo scopo? Diciamo che la psicoanalisi ha lo scopo di favorire la maturazione della personalità riprendendo il racconto la dove era stato interrotto. Si tratta di un’esperienza di maturazione e non di restaurazione: la psicoanalisi non procede con alcun programma calcolato a cui sottomettere il paziente in quanto ha come obiettivo il miglior sviluppo possibile della sua economia psichica. Il paziente è invitato a esprimere liberamente tutto ciò che pensa e che sente. (…) Secondo Freud e la maggior parte delle scuole analitiche lo svolgimento completo dell’analisi è relativo allo sviluppo di una relazione tra il paziente e l’analisi (transfert); l’analizzato percepisce all’interno della relazione terapeutica tutta una serie di situazioni affettive che replicano relazioni affettive e conflittuali della sua vita. Il transfert dunque (…) permette l’interpretazione da parte dell’analista, la presa di coscienza del significato da parte dell’analizzato e la conseguente riduzione della condotta nevrotica stessa. [1]

Come detto, la costruzione teorica freudiana è ben più complessa e articolata. Freud, tra i tanti meriti, ebbe quello di focalizzare l’attenzione sul rapporto che si instaura tra terapeuta e paziente, il transfert. Questo rapporto gioca un ruolo fondamentale nella costruzione della terapia perché, tramite la costruzione di ruoli e situazioni affettive (in terapia) che replicano quelle della sua vita, il paziente può arrivare ad una maggiore comprensione di queste stesse situazioni affettive.

Abbiamo appena iniziato a presentare una disciplina complessa come la psicoanalisi. I miei colleghi perdoneranno l’eccessiva semplificazione a fronte della maggior comprensione per tutti coloro i quali, pur interessandosi di questa materia, non sono addentro ad alcune questioni. Ci occuperemo in un altro post della psicoterapia cercando di evidenziarne le differenze con la psicoanalisi.

A presto…

Fabrizio

[1] Cancrini, L., La Rosa, C. (1991), Il vaso di Pandora, Roma, Carocci, pag. 288

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