Travestiti che usciamo (2)

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Travestiti che usciamo (2)Temo di non essere del tutto d’accordo su alcune parti di questa citazione. Tanto per cominciare vorrei porre l’accento sulla velata colpevolizzazione della figura materna nello sviluppare il terreno fertile in cui crescerebbe, poi, il transessualismo. La stessa critica che mi sentirei di rivolgere alla definizione di madre frigorifero dello psicoanalista Bruno Bettelheim (per intendere una donna affettivamente fredda) per spiegare le cause dell’autismo infantile. Queste definizioni sono perfette per essere ricordate ma, a mio parere, estremamente riduttive. Tanto riduttive che non se ne coglie la possibilità d’uso. Da un punto di vista sistemico, poi, sono ancora più incomprensibili dal momento che non si capisce come una sola persona, sebbene stiamo parlando della madre, possa essere così influente. Verrebbe da chiedersi dove sia il padre di questo bambino. E poi, dobbiamo sempre ipotizzare che madre e figlio vivano isolati, soli, in un bunker? Nessun gruppo sociale ha altre influenze su questo bimbo? Non ha altri modelli?

Sempre in tema, non sono d’accordo nel puntare l’indice su una supposta responsabilità nello sviluppo del transessualismo. Ditemi voi chi può simpatizzare per la figura materna sopra descritta: prima vezzeggia la parte femminile del figlio, la sua sensibilità (e anche qua ci sarebbe da aprire una parentesi: ma la sensibilità è solo prerogativa femminile?) poi, nel momento in cui ha sviluppato ‘il mostro’ lo tradisce perché socialmente inaccettabile. Credo che questo tipo di spiegazioni sia non solo forzata quanto poco rispondente al vero. Se conoscessi questa madre al massimo potrei chiederle che senso può avere per lei vezzeggiare le parti femminili in un figlio maschio. Ampliare il discorso, non chiuderlo in soluzioni così standardizzate. Insomma, non credo che questo tipo di generalizzazione possa essere d’aiuto nella comprensione di una questione così delicata.

E ancora, perché si da ad intendere che l’unico sbocco del transessualismo sia la prostituzione? Suppongo sia uno degli inevitabili sbocchi di queste scelte ma perché farne l’unico? Abbiamo anche delle descrizioni che sono involontariamente comiche:il travestito è un simbolo sessuale, attraente e sicuro. Sicuro? Non comprendo in cosa il travestito possa essere sicuro. Anzi. Credo sia proprio l’ambiguità, i possibili passaggi a cavallo tra i due sessi, l’essere fisicamente un uomo che usa armi di seduzione femminile, possono giocare un ruolo importante per il loro ‘successo’. E non mi piace molto neanche la frase povero di strumenti alternativi come tutti i diversi. Cosa significa povero di strumenti alternativi? Alternativi a cosa? Al transessualismo? Quest’ottica si pone nei confronti del transessualismo come un’ottica per cui sia una scelta ingiusta, da correggere. Certo, sarebbe meglio se la persona avesse strumenti alternativi tra i quali scegliere. Forse sarebbe più libero. Ma perché costruire artificiosamente la categoria dei diversi poveri di strumenti? Quasi fosse una certezza.

Credo sia convincente, invece l’analisi dei possibili ‘punti di sbocco’: una scelta definitiva di cambio di sesso, una diversità meno esibita, possibili condotte di tipo deviante.

Forse vi starete chiedendo perché vi abbia segnalato questo articolo se non lo condividevo molto. Ho considerato potesse essere spunto di riflessione su un tema di cui non si parla molto, se non in relazione a scandali che possano coinvolgere persone famose. Chi si sentisse di dire qualcosa in proposito può, ovviamente, farlo anche privatamente alla mia email. Spero anzi che ci siano testimonianze che possano smentire l’equazione travestito=prostituzione. Sarebbe un bel passo avanti per smontare un cliché forse troppo ricorrente. 

 

A presto…

Fabrizio

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