Il manifesto del delirio…

Psicologia, Società… Scrivi un commento

Il manifesto del delirio...Mi imbatto in quello che lo stesso autore intitola: il mio sistema delirante “il manifesto di Whitaker”. Vi riporto integralmente il pezzo che mi ha incuriosito:

Durante i molti anni dedicati alla cura dei pazienti schizofrenici, ho sviluppato un particolare concetto di salute. Mi sono convinto che il cittadino socialmente adattato, l’individuo culturalmente integrato, sia, fondamentalmente, un ipocrita. Partecipa ad un gioco socialmente disonesto, fingendo che il proprio punto di vista coincida con quello degli altri, che l’altruismo sia un valore importante e che le persone politicamente disoneste siano solo eccezioni.

Io sono convinto che siamo tutti disonesti, né più né meno di qualsiasi uomo politico. Predichiamo bene e razzoliamo male, fingendo di non voler essere il centro del nostro mondo. Nascondiamo con cura la nostra vita privata e mostriamo di noi stessi solo una facciata sociale, artificiale e sostanzialmente ipocrita.

Sono anche convinto che la psicopatologia sia in realtà prova di salute psicologica .(La sottolineatura è mia. Nel libro è in corsivo.)

L’individuo che ha pensieri che appaiono distorti è una persona che sceglie di combattere dentro di sé una guerra dichiarata, piuttosto che arrendersi alla schiavitù sociale. Il suo sistema delirante e le sue allucinazioni sono la conseguenza diretta di questa battaglia contro la sua situazione esistenziale e contro lo stress che deve sopportare per non diventare una non-persona, una specie di automa sociale. Gli schizofrenici sono individui patologicamente risoluti a vivere all’altezza della propria immagine del mondo. Soffrono di un eccesso di integrità. Sono stati allenati ad essere capri espiatori: eroi o furfanti, immolano se stessi nel tentativo di cambiare il mondo, e di sconvolgere il sistema che li irretisce in modo tanto ipocrita.

Penso che la depressione, che viene considerata una patologia individuale, sia in realtà la risposta alla concreta percezione della patologia negli altri. E’ il riconoscimento dell’inutilità di qualsiasi sforzo per alleviare il dolore del mondo. L’attacco maniacale è la contro mossa fondamentale di essere altruisti. [1]

Più che delirante, questo manifesto, assolutamente condivisibile, mi sembra si possa inserire in quel filone di critica concettuale che vede contrapposte due grandi ‘scuole’: da una parte coloro che ritengono la malattia mentale la semplice disfunzione di un sistema e che, perciò, non avrebbe nessun significato ma andrebbe solo ‘corretta’, dall’altro coloro che ritengono che ogni malattia mentale assuma un significato, un senso, per la persona che quella malattia stessa manifesta. Il primo approccio è l’approccio ‘psichiatrico’, per cui la cura dello scompenso è legata all’assunzione di una sostanza con capacità terapeutiche. Il secondo approccio è legato alla cosiddetta anti-psichiatria e fa riferimento all’opposizione per metodi di cure che prevedano l’uso massivo di farmaci o l’internamento del paziente in strutture cosiddette ‘istituzioni totali’ sottoposti a cure coatte (come poteva avvenire negli istituti psichiatrici). Uno dei più grandi rappresentanti di questo ultimo approccio in Italia fu Franco Basaglia, promotore della legge 180, che portò alla chiusura degli istituti psichiatrici e alla concezione di un diverso approccio alla salute mentale. Altro punto su cui volevo soffermarmi, e che ho sottolineato con il colore arancione, riguarda la considerazione del fatto che la depressione non sia da considerarsi come patologia individuale. Come potete vedere, è un cambio di prospettiva notevole che non pone più l’accento sul singolo come malato, ma sulla rete di relazioni.

È un tema abbastanza complesso sul quale dovremo necessariamente tornare. Voi, intanto, che ne pensate?

A presto…

Fabrizio

 

[1] Whitaker, C. (1989), Considerazioni notturne di un terapeuta della famiglia, Astrolabio, Roma, pag. 68

Tutti i diritti riservati

MyFreeCopyright.com Registered & Protected

3 Responses to “Il manifesto del delirio…”

  1. Roberto 83 Says:

    Certo che ne peschi di cose interessanti, eh!! molto bello! in fondo è una verità che più o meno sappiamo ma che raramente ammettiamo, se non in discussioni come questa. Nel quotidiano non c’è spazio per queste cose, e anzi dobbiamo continuamente fortificare la gabbia che ci protegge (o che ci imprigiona). Penso che se ognuno di noi avesse la volontà di mettersi DAVVERO in discussione riusciremmo a conoscerci molto di più di come facciamo oggi. Perchè quasi sempre ciò che supponiamo di conoscere di una persona è solo il suo profilo “migliore”, cioè quello che la società, e dunque magari anche le nostre aspettative, le impongono di mostrare.

  2. antonello Says:

    E’ con vivo interesse che ho letto questo articolo. Esso sviluppa più temi quali: schizofrenia (io parlerei anche di disturbo schizoide, anche se la percentuale di questo disturbo è del 1%), depressione, adattamento, e non ultimo differenza di approccio terapeutico da parte del psichiatra e del psicologo. Già nel articolo del 26 ottobre ” Se lo psichiatra fa psicoterapia” avevo commentato la differenza fra l’uno e l’altro. Invece è interessante il concetto di depressione intesa non più come malessere del singolo a sè stante, ma come malattia sociale che coinvolge più persone con la stessa eziologia. Se ciò fosse vero (almeno io lo credo, per la maggior parte dei casi), l’aspetto del psichiatra che vede la “malattia” od il disturbo della depressione sotto forma di causa fisiopatologica, andrebbe sfumato. Sopratutto perchè con le sole cure farmacologiche si attenuerebbe il disturbo, ma non si toglierebbe la causa. Ecco perchè ripeto, che sì le cure farmacologiche possono essere necessarie (sopratutto per attenuare crisi forti) ma è anche necessario una serie di colloqui con lo psicologo atti a togliere o almeno a ricercare e vanificare la causa sociale che ha determinato nell’individuo la depressione. Il discorso è lungo perchè affornta l’eterno dualismo fra scienza psichiatrica e scienza psicologica. In breve ci vorebbe che ci fosse più dialogo fra l’una e l’altra. Per quanto riguarda la schizofrenia si dibatte ancora sulle sue cause, e quindi credo che siamo ancora lontani ad una sua cura efficace. Penso però che adottando, in questo caso, un apporccio con una collaborazione stretta tra psichiatra e psicologo si potrebbero ottenere risultati migliori. L’ipocrisia, le varie maschere che ognuno ha, il rapporto di confrontarsi con gli altri e con sè stessi, anche questo è un ottimo argomento, credo che possiamo parlare in questo caso di adattamento. L’adattamento è ciò che ci fà vivere. Senza l’adattamento l’uomo non esisterebbe. Questo vale sia per l’uomo che per tutti gli esseri viventi, adattarsi alle circostanze, agli eventi. Ma a differenza degli animali o vegetali, che hanno adottato delle strategie di sopravvivenza nel corso di millenni, l’esigenza del uomo di sopravvivere è maggiore, perchè oltre che a mantenere la salute fisica, procreare, esso ha necessita di mantenere e migliorare la sua salute psichica e sociale (concetto di salute per l’OMS: “La salute è uno stato di benessere psico-fisico e sociale dinamico”). Paradossalmente spesso “ci adattiamo a noi stessi”, poniamo delle maschere, assumiamo (in stati di forte stress) degli atteggiamenti che sfiorano il disturbo non schizofrenico ma bensì schizoide. tutto ciò perchè non si ha la forza di reagire, si cerca un “quieto vivere” e ci si adagia. Ma uno spirito combattivo-creativo non accetta ma al tempo stesso la lotta è stremante, ecco quindi la depressione ed altro. Come ripeto tutto questo è solo il mio pensiero, confutabile, e sempre accetto critiche e suggerimenti. Grazie di cuore, alla prox. Antonello

  3. Roberto 83 Says:

    sorvolando sulla differenza tra schizofrenico e schizoide, dato che la mia ignoranza in materia non mi consente di esprimermi, concordo pienamente su <>

Lascia un Commento