This is England

Cinema, Psicologia Scrivi un commento
This is EnglandIl film di cui vi voglio parlare oggi illustra in maniera emblematica come un ragazzo, tranquillo e pacato, possa trasformarsi nel perfetto esempio di un piccolo razzista intollerante ‘grazie’ alle compagnie che frequenta e alla mancanza di una guida adulta che possa fargli capire meglio il peso delle scelte effettuate. Mi riferisco a This is England (2006), del regista Shane Meadows. Il film ruota intorno alle vicende del protagonista Shaun, 12 anni.  Shaun ha perso il padre nella guerra delle isole Falkland ed abita con la madre in un anonimo quartiere di villette a schiera nella periferia di una città inglese. Shaun non gode di molta popolarità nella scuola che frequenta: è vittima della derisione dei suoi compagni per come si comporta o per come si veste. Dopo uno di questi litigi, nel quale è costretto a fuggire, Shaun incontra un gruppo di ragazzi più grandi. Il gruppo, vero protagonista del film, è composto da vari personaggi e condensano i vari stili dell’epoca in cui il film è ambientato. Il peso che il gruppo ha sulla storia di Shaun è molto rilevante e credo descriva bene il ruolo che il gruppo dei pari gioca in un momento così delicato com’è quello dell’adolescenza. Shaun si sente, probabilmente per la prima volta in vita sua, rispettato ed accettato e diventa una sorta di mascotte del gruppo che, in realtà, è costituito da persone più grandi di lui. La mamma non reagisce molto bene a queste nuove amicizie, pretende di conoscere i membri del gruppo e riesce in qualche misura a fidarsi di loro. E’ interessante notare questo passaggio perché denota diversi passaggi: da una parte la madre sente di ‘dover’ accettare il cambiamento che sta avvenendo nelle amicizie del figlio, dall’altro credo possa ben esplicitare il sollievo che un genitore solo si trova a dover affrontare al momento della crescita di un figlio e come può sentirsi sollevata dall’essere l’unico punto di riferimento per il figlio adolescente.
L’apparente equilibrio viene rotto dalla ricomparsa di un membro del gruppo, Combo, finito in carcere ed entrato in contatto con idee naziste. Questo ritorno provoca il disfacimento del gruppo ed origina una serie di interrogativi sull’essere dentro o fuori del gruppo. Anche questo passaggio è molto importante. Sottolinea la rilevanza del gruppo nella costruzione dell’identità sociale durante l’adolescenza.
L’appartenenza ad un gruppo con idee forti e condivise, qualunque esse siano, funge spesso da protezione e da paravento per molte delle debolezze che si percepiscono nel momento del cambiamento adolescenziale. Questo porta ad aderirvi incondizionatamente e cementa e fortifica l’appartenenza al gruppo. Questo spiega anche la radicalizzazione delle posizioni espresse durante l’adolescenza. Ovviamente la diversità di pensiero e di opinione non può essere tollerata, pena la morte del gruppo stesso e questo avviene anche nel film dove il nuovo leader del gruppo chiede apertamente a tutti chi è dentro e chi è fuori. Shaun, che ha bisogno del senso di appartenenza e accettazione che il gruppo gli fornisce, aderendovi viene coinvolto in una serie di episodi violenti e razzisti. Per questo credo che Combo possa essere simbolicamente considerato l’alter ego in negativo del gruppo. Così come, in una prima fase, il gruppo dei pari svolge per Shaun un ruolo di accettazione e comprensione, in seguito lo stesso gruppo (con qualche defezione), capitanato questa volta da Combo, finisce per esprimere tutti gli ideali di rifiuto e incomprensione dell’altro. Questi nuovi e pessimi ideali fanno presa su Shaun e sulla sua visione del mondo e, innestandosi su sentimenti di rabbia e di frustrazione, sfociano in atteggiamenti oppositori e antagonisti. Nel caso del piccolo protagonista del film si innestano specificamente sulla rabbia e sul rancore che Shaun prova per la prematura scomparsa del padre. E così, per un malinteso senso di onore e rispetto per la morte in guerra dell’uomo, Shaun si ritrova ad assistere ad episodi di violenza ed intolleranza che porteranno ad un epilogo tragico e doloroso, nel quale le generiche questioni di razza si tradurranno nella brutale violenza all’indirizzo di un membro del gruppo. Insomma un film doloroso e amaro che getta uno sguardo su quell’età di passaggio, sul peso degli amici, sul ruolo del confronto che, se non accompagnati, possono fare di questa età di passaggio un’età problematica come spesso avviene.
Un’ultima nota: il titolo, tradotto in italiano, significa questa è L’Inghilterra. La realtà che descrive, invece, credo non sia più solo una questione inglese ma quantomeno occidentale, e potrebbe adattarsi a segnalare il disagio diffuso negli adolescenti delle civiltà europee e nordamericane. Un fenomeno ben più diffuso di quanto il titolo faccia intendere.
Come sempre, nel caso doveste vederlo, fatemi sapere che ne pensate.
A presto…
Fabrizio
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